Allegoria della sapienza

Allegoria della Sapienza
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Luogo di conservazione
Museo Nazionale d'Abruzzo
Luogo di collocazione
Arte Sacra, piano secondo, sala 4
Materia e tecnica
Olio su tela
Autore
Datazione
Sec. XVII (seconda metà)
Provenienza
L'Aquila - Palazzo Bernardi di Via Fortebraccio, Museo di Arte Sacra  - Visualizza sito
Dimensioni
h. 370 cm, largh. 165 cm
Diritti oggetto digitale
PSAE AQ

Descrizione breve

Nella parte alta, sulle nuvole, a sinistra una figura femminile con un elmo e avvolta in un ampio mantello tiene in mano una lancia e un crivello, a destra un ignudo solleva con la destra un bastone avente all'estremità una fiamma e con la sinistra un compasso. In basso, su uno sfondo paesistico, vi sono due uomini nudi che lottano a sinistra, al centro un giovane ignudo al quale si rivolge un vecchio con un libro aperto, una sfinge si vede dietro di loro. Le raffigurazioni possono essere interpretate allegoricamente: il crivello della ragione che distingue bene e male, il bastone con la fiamma che illumina le tenebre dell'ignoranza, il compasso simbolo del giudizio e della misura, la lotta fra uomini ignudi simboleggia la parte violenta e la forza umana, le due figure in basso a destra sono un poeta e un filosofo, la sfinge rappresenta la sapienza antica.

Bibliografia

M. MORETTI, Museo Nazionale d'Abruzzo nel Castello Cinquecentesco dell'Aquila, L'Aquila 1968, p.185.

M.A. PAVONE, Angelo Solimena e la pittura napoletana della seconda metà del Seicento, Salerno 1980, p.23.

Commenti

Collocato originariamente nel Palazzo Bernardi in via Fortebraccio a L’Aquila dove, secondo il Moretti (1968) decorava il soffitto dello scalone, al momento della demolizione del palazzo fu trasferito nel Museo Diocesano e poi nel Museo Nazionale d’Abruzzo. Il Moretti attribuisce il dipinto a Giacomo Farelli, pittore allievo di Andrea Vaccaro. Questa attribuzione è confermata dal Pavone (1980) che rileva nelle figura in alto a destra una tipologia simile a quella del Davide della collezione Baratti e al San Giovanni dell’omonima chiesa di Sulmona, entrambi del Farelli. Un confronto con gli affreschi del pittore a San Filippo Neri all’Aquila confermerebbe questa attribuzione, mentre altre opere pubblicate, quali gli affreschi di Pisa, mostrano diverse caratteristiche stilistiche. Databile al terzo quarto del 1600.