Mummie

Le mummie de L'Aquila

Controcopertina de L'ambiente secco e ventilato dei sotterranei del Castello cinquecentesco de L'Aquila ha consentito la mummificazione di centinaia di corpi di persone inumate in una cappella sotterranea. Questi corpi furono in seguito risepolti nel cimitero cittadino su disposizione dell'Arcivescovo dell'epoca. Solo quattro mummie (due femmine adulte e due infanti, un maschio e una femmina) furono salvate dal riseppellimento, tenute per curiosità e conservate nei sotterranei del Castello, in un contenitore di legno, con un vetro posizionato frontalmente.
Nel marzo del 1997 si diede inizio al loro restauro durante il quale si poté constatare la presenza di muffe e di resti d'insetti. La rimozione dei corpi dal loro contenitore avvenne con molta difficoltà, dato che erano fissati alla teca con dei chiodi, la cui estrazione richiese lunghi interventi, anche a causa del degrado che le mummie avevano subito dal momento del loro ritrovamento.

Sulle mummie fu eseguita una serie di esami istologici relativi ai tessuti cutanei, muscolare ed osseo, dall'U.O. di Anatomia Patologica dell'Ospedale San Salvatore de L'Aquila, dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università de L'Aquila, e dalla Divisione di Paleopatologia, Dipartimento di Oncologia, dei Trapianti e delle Nuove Tecnologie in Medicina dell'Università di Pisa. Inoltre, sotto la direzione del Prof. Renato Mariani-Costantini, il Dipartimento di Oncologia e Neuroscienze dell'Università "G. d'Annunzio" di Chieti eseguì l'analisi del DNA mitocondriale. Il DNA mitocondriale è considerato da molti ricercatoriSezione istologica di cute della mummia 2 de L'Aquila il materiale genetico più adatto per la ricostruzione della storia evolutiva umana. Infatti, i mitocondri, ossia gli organelli che forniscono energia alla cellula, hanno un proprio DNA che, diversamente dal DNA nucleare, di derivazione sia materna che paterna, si trasmette esclusivamente per via femminile. Il DNA mitocondriale è molto più abbondante, in numero di copie per cellula, del DNA nucleare e ha quindi il vantaggio d'essere meglio rappresentato in resti biologici. L'analisi del DNA mitocondriale è un potente strumento per la ricostruzione delle relazioni genetiche tra esseri umani. Gli studi condotti hanno permesso di determinare la sequenza di un frammento della regione ipervariabile del DNA mitocondriale HVRI a partire da due campioni di tessuto mummificato Sezione istologica del tessuto muscolare della mummia 1, vista alla luce normale (A) ed alla luce polarizzata (B): si nota il bandeggiamento tipico delle miofibrilleprelevati da due dei quattro individui mummificati rinvenuti nel Castello de L'Aquila. I dati ottenuti indicano una convergenza delle sequenze cromosomiche dei due individui suggerendo una possibile relazione di parentela nella linea materna tra un'adulta e il soggetto infantile di sesso femminile. Ai fini delle analisi radiometriche dei corpi mummificati rinvenuti nei sotterranei del Castello cinquecentesco sono stati prelevati frammenti di tessuto muscolare dalla sola mummia infantile maschile: la sua datazione radiometrica indica che il fanciullo in questione visse in un arco cronologico che va dal 1499 al 1617 d.C.
I corpi mummificati dei due bambini erano circondati da resti di stoffe, probabilmente di lino. Alcune tracce di lino ben conservate sono state lasciate volutamente. Lo stadio evolutivo della dentatura corrisponde ad un'età di circa 4 anni per entrambi i fanciulli. A tal proposito c'è da sottolineare che lo stadio evolutivo della dentatura è un buon indice dell'età alla morte. Infatti, le correlazioni fra età e stadio maturativo dei denti sono molto precise fino a circa 20-25 anni, cioè durante la fase di formazione e sviluppo della dentatura decidua prima, permanente più tardi. Il dato relativo all'età alla morte dei due fanciulli è confermato dal grado di ossificazione delle ossa del tarso, visibili in radiografia.

L'età alla morte della prima mummia adulta femminile è stata stimata in base al grado di riassorbimento delle suture del tavolato cranico esterno. Infatti, il cranio dei giovani è costituito da ossa connesse fra loro mediante complicate suture che tendono a scomparire con il progredire dell'età, fino a giungere, nel vecchio, ad un cranio costituito da ossa fuse fra loro. Il riassorbimento delle suture di grado minimo nella prima mummia adulta è visibile anche attraverso una lesione del cuoio capelluto (post-mortem). Fu eseguita anche la radiografia del cranio in cui si osservò che la superficie occlusale della corona del primo molare inferiore presenta una lieve usura delle cuspidi. Considerato che questo molare è il primo dei denti permanenti ad erompere, ciò sta a significare che non ha compiuto un grande numero di atti masticatori. Questi elementi ci portano a concludere che la prima mummia venne a morte ad un'età tra i 30 ed i 35 anni.
Sulla seconda mummia adulta di sesso femminile è stato possibile stimare l'età alla morte sia sulla base dell'usura dentaria sia valutando il grado di maturazione dello scheletro. Infatti, dalla radiografia del suo cranio si osserva che la superficie occlusale del primo molare inferiore non presenta alcuna usura delle cuspidi. Per la valutazione del grado di maturazione dello scheletro bisogna premettere alcune considerazioni: lo scheletro umano si accresce lentamente e giunge alla completa maturità fra i 22-23 anni nelle femmine, e fra i 23-25 anni nei maschi. Infatti,nei fanciulli, fino al termine dell'accrescimento, le singole ossa sono costituite da nuclei di ossificazione separati, tra i quali è interposta la cartilagine che consente l'accrescimento dell'osso stesso in lunghezza. Solo successivamente i nuclei si fondono tra loro per dar luogo alle ossa lunghe. La presenza di cartilagine fra diafisi ed epifisi indica uno scheletro ancora in accrescimento. Dunque, esiste una stretta relazione cronologica fra fase di sviluppo dell'ossificazione delle ossa lunghe ed età del soggetto. Dalla radiografia del torace della seconda mummia adulta femminile appare evidente una linea di radiotrasparenza che corrisponde alla presenza della cartilagine d'accrescimento fra l'epifisi prossimale e la diafisi dell'omero destro. Inoltre, è ancora parzialmente visibile anche la cartilagine dell'estremità mediale della clavicola sinistra. Tutti questi elementi ci portano a concludere che quest'ultima mummia avesse un'età alla morte intorno ai 22-23 anni.

Per i corpi delle due donne si è proceduto ad una pulizia meccanica, allontanando migliaia di larve d' insetti, di microrganismi e di resti d' invertebrati. Inoltre si è proceduto allo svuotamento delle cavità toraciche e in parte di quelle addominali, prevalentemente mediante l'uso d'aria Fase di pulizia e restauro delle mummie del Castello cinquecentesco de L'Aquilacompressa, liberandole dagli innumerevoli residui di calcinacci e di particelle estranee ai corpi. Si è cercato di documentare con la migliore esattezza possibile quei particolari morfologici che possono essere messi in relazione con la causa della morte. Cosicché nel caso dell' infante maschile si sono notate lacerazioni sui polsi, probabilmente conseguenti a violenze subite in vita o immediatamente dopo la morte. Sulla prima femmina adulta si è dato particolare risalto ad una lacerazione sul collo causata da una ferita da taglio.
Quale notazione non puramente scientifica, vi è da rilevare la delicatezza dei lineamenti e la serenità composta che traspare dai tratti di questa mummia femminile che paiono lenire e quasi dissolvere quell'aura di tragedia di cui sono stati probabilmente soffusi i suoi ultimi momenti di vita.

Marinella Urso

tratto da: AA.VV., Mummie: un archivio biologico, Catalogo della mostra, Teramo 2006.