Portale

fregio.jpg Il portale del Castello dell'Aquila, sormontato dal superbo fastigio con l'emblema della Casa d'Austria, variamente celebrato dagli scrittori locali, è unanimemente ritenuto un assoluto capolavoro nel suo genere, ed è stato oggetto di un'accurata presentazione da parte dello Eberhardt, alla quale si rinvia per ogni maggiore approfondimento.
L'ideazione e la progettazione dell'imponente manufatto che fu realizzato, seppur con più debole fattura e limitatamente allo stemma, anche a Castel S. Elmo nel 1537, sono attribuite allo Scrivà che per la parte inferiore dovette ispirarsi alla bella struttura della Porta Capuana di Napoli. Nella fattispecie aquilana fu possibile attingere alle risorse della illustre tradizione locale, instaurata da Silvestro dell'Aquila e dalla sua cerchia, ancora in grado, in quel voleger di anni, di fornire prove di eccellente livello qualitativo quali si evidenziano in taluni particolari del fastigio che hanno del prodigioso e sono il frutto di un altissimo magistero. L'attribuzione tradizionale del portale a un Pietro di Stefano, suggerita dal Crispomonti, da lui ritenuto famoso ed eccellente scultore come si può vedere dall'arma imperiale, portefinestre archi e altre cose che sono al Castello di questa città stimate dai moderni scultori per cose rare e piuttosto invidiate che da nessuno sinora imitate, fu tuttavia respinta dal Chini perché documentalmente non garantita e stilisticamente negata. Egli riteneva Pietro di Stefano detto anche Pietro dell'Aquila, allievo di Salvato Romano, uno dei valenti scultori appartenenti alla cerchia di Silvestro dell'Aquila, che ultimò il deposito di San Bernardino dopo la morte del Maestro nel 1504.
Nella sua monografia su Silvestro dell'Aquila del 1954, il Chini riferiva al Pietro Aquilano che si firma nel 1529 nel basamento di sinistra del portale che realizzò insieme ad un altro altrimenti ignoto maestro, "Bernardino Darz", nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Civitella Casanova, di cui avrebbe eseguito anche l'altare, lo stemma di palazzo Carli a L'Aquila ed anche l'altare di Lucoli, commissionato nel 1557 ad un Pietro dell'Aquila cui aveva accennato l'Antinori.
Lo stesso Chini, alcuni anni dopo, individuava un Piero di Giovanni di Pietro da Poggio Picenze, sulla base di due contratti, l'uno del 1487 per due finestre strombate, l'altro del 1533 per una cappella nella chiesa di S. Maria di Picenze, al quale riferiva anche . il "prezioso" capitello del cortile di casa Vespa, firmato significativamente Piero.
Un insieme di documenti e suggerimenti certamente importanti e di grande interesse, da cui si desume la presenza a L'Aquila in quel periodo, di tre distinte personalità di scultori, nelle figure del Pietro di Stefano, presunto artefice, secondo Crispomonti, del portale del Castello nonché di Pietro Aquilano e di un Petrus Ihoanni de Podio ovvero Pietro di Giovanni da Poggio Picenze, entrambi documentati dal Chini; e tuttavia questi dati non appaiono del tutto convincenti, non essendo l'attribuzione a Pietro di Stefano  pienamente suffragata nel documento principale, costituito dal libro dei conti della fabbrica del castello, in cui il suo nome è citato solamente a margine di quello di Ippolito di Vincenzo di Tione accanto a un Piero di Mauro, a un Piero di Riccio e a un altro Piero privo sia del patronimico che dell'indicazione della località d'origine, il quale però assume una posizione di assoluto preminenza, per aver lavorato al Castello per ben otto anni, dal maggio del 1541 alla fine di febbraio del 1549. Viene meno peraltro, fatto anch'esso quanto mai significativo, ogni pregresso riferimento a Salvato Romano, caldeggiato dal Leosini e ricorrente nella letteratura specialistica, come socio di Pietro di Stefano nell'esecuzione dei rilievi del portale, ma che non è mai annoverato nell' elenco delle maestranze attive al Castello. Rebus sic stantibus, assume particolare rilevanza quanto emerso dagli studi condotti da Raffaele Colapietra, nell'ambito più ampio di una ricerca a carattere storico archivistico sul comune di Poggio Picenze, con un contributo originale di notevole rilevanza che ha consentito di precisare le esatte generalità del cosiddetto Petrus Aquilanus e di delinearne un preciso profilo biografico. Colapietra, muovendo dalla ricostruzione della figura del Petrus lohannis Petri da Poggio Picenze, individuato sulla base dei due succitati contratti del 1487 e del 1533 pubblicati da Mario Chini nel 1958 in un breve articolo, in cui gli attribuiva l'inedito capitello di casa Vespa, già De Nardis, che reca epigrafato il nome Piero si propone di identificare il Pietro di Stefano, vagheggiato dal Crispomonti, come famoso ed eccellente scultore locale, in un Pietro di Stefano, lombardo del Lago Maggiore, da ritenere uno dei tanti milanesi presenti in quel tempo in città, documentato a L'Aquila nel 1552 solo per un debito contratto con un suo compatriota, il quale potrebbe corrispondere al Pietro citato nel libro dei conti del Castello, ma solo come principale di Ippolito di Tione.
Essendosi, per conseguenza, di gran lunga ridimensionato questo personaggio tanto fantasioso quanto ingombrante, viene ad acquisire un inedito e sottolineato risalto, suffragato da un consistente supporto documentario messo assieme dal Colapietra, la figura di Petrus ( o Piero) di Giovanni da Poggio, presente ed attivo sotto varie forme in città per un prolungato arco di anni, sì da consolidare nel tempo l'appellativo di scultor e di Aquilano, che finisce col prevalere su quello del paese di origine, come attestato nel contratto del 1556, relativo all'importante commissione di realizzareil pregevole rosone della chiesa della Misericordia dell' Aquila, con il compaesano Luciano di Giovanni di Poggio Picenze, il quale, nota bene, figura tra gli scultori nel libro dei conti del Castello accanto al Piero sopra citato, avvalorando l'ipotesi che possa trattarsi per l'appunto di Piero da Poggio dell'Aquila.
Nelle conclusioni, attraverso un processo per così dire di riduzione ai minimi termini, si perviene, in forza della eliminazione del presunto Pietro di Stefano e dell'identificazione del Petrus ( o Piero) di Giovanni di Poggio con Pietro Aquilano, alla definizione di un'unica personalità d'artista, in cui si risolvono i tre personaggi summenzionati, il quale fu attivo quanto meno dal 1528, data del portale di Civitella Casanova, al 1566 e, pertanto, per un quarantennio all'incirca: egli va, beninteso, differenziato dal suo omonimo, Pietro di Giovanni di Pietro, documentato nel 1487, da intendere verosimilmente come un suo ascendente collaterale, facente capo ad un avo comune, un oscuro Pietro vissuto nella prima metà del Quattrocento. Ad una prima valutazione dei caratteri stilistici delle opere in questione, la ricostruzione operata in sede storico - documentaria dal Colapietra sembra essere validamente sostenuta da consistenti considerazioni: fortissime le affinità che collegano il capitello di Casa Vespa con il portale di Civitella Casanova che è opera di assoluta rilevanza, letteralmente impregnato, ed al più alto grado, dell'autorevole magistero della migliore produzione scultorea aquilana. Talché, pur con riserva di esprimere un giudizio più esplicito e motivato sulla base di un approfondimento della ricerca che non escluda canali alternativi (vedi ad esempio la sottolineata presenza a L'Aquila di scultori e maestranze di provenienza lombarda) e sia supportata da una esaustiva e mirata campagna fotografica, può fin d'ora asserirsi, nonostante il diverso parere del Chini, la non incompatibilità di tali produzioni con i rilievi del Castello, cui anzi sembrano alludere particolari assai significativi, dall'alta definizione scultorea dei rispettivi mascheroni (nel retro del capitello di Casa Vespa, nella sommità del coronamento del portale di Civitella Casanova e nel fregio basamentale del fastigio del Castello) alla grazia squisita delle vivacissime, guizzanti figurette zoomorfe, piccoli delfini che formano il decoro terminale delle lesene del portale di Civitella, lavorati a tutto tondo, assolutamente degni di ben figurare, anche se raffrontati con quanto di meglio possa ammirarsi nei magnifici rilievi del portale del Castello dell'Aquila.

Calcedonio Tropea