Castello Cinquecentesco

Un modello di fortezza cinquecentesca a confronto: il Castello dell'Aquila

Veduta castello L'instaurazione generalizzata del nuovo ordine ispano-imperiale, dopo la disfatta definitiva dell'armata francese del Lautrec e le trattative di pace tra Carlo V e Clemente VII, se fu fatale alle aspirazioni repubblicane dei fiorentini, in difesa delle quali Michelangelo prodigò inutilmente il suo genio di architetto militare, segnò anche il definitivo tramonto dell'antica autonomia dell'Aquila, città fino ad allora tra le più fiorenti del Regno di Napoli. Nel febbraio del 1529, mentre Michelangelo, chiamato a far parte dei "Nove della Milizia" intraprendeva a Firenze il lavoro di ammodernamento e rafforzamento delle mura, la città degli Abruzzi era occupata militarmente dai "lanzi" di Filiberto d'Orange, viceré e luogotenente generale del Regno di Napoli, venuto personalmente a castigarla per aver aperto, qualche mese prima, le porte ai francesi ed essersi in seguito ribellata alla guarnigione imperiale che la presidiava. La durissima repressione non aveva risparmiato i tesori delle chiese, fusi per il pagamento dell'esoso "taglione" imposto in riscatto del minacciato saccheggio, né gli antichi privilegi ed immunità del comune, il cui vasto contado era stato separato dalla città ed infeudato a capitani dell'esercito imperiale. La massiccia "castellina" bastionata fatta costruire dall'Orange nel punto più elevato della cinta muraria, "per tener con grosso presidio a freno i cittadini"1 era il simbolo tangibile ed opprimente della nuova condizione "di servitù", che relegava ormai la città ad un ruolo economicamente dimesso e politicamente marginale.
A tali durissime imposizioni si era dovuto sottostare senza alcuna possibilità di replica o resistenza, nel clima opprimente dell'occupazione militare, caratterizzato dalle continue minacce di saccheggio, dalle intimidazioni terroristiche a danno degli ostaggi, dagli squartamenti e dalle impiccagioni in piazza dei "sediziosi". Quando, nell'agosto del 1530, il principe "odioso al nome degl'Aquilani"2 morì mentre assediava Firenze, colpito da un'archibugiata a Gavinana, si sparse la diceria che a tirare il colpo mortale fosse stato un fante aquilano che militava nelle truppe del Ferrucci.
Portato a compimento in pochi mesi - nel giugno del 1530 ospitava già un castellano ed una guarnigione - il fortilizio dell'Orange fu completamente distrutto pochi anni dopo, quando fu costruito al suo posto il formidabile Castello che si è conservato fino ad oggi.
Il Castello Spagnolo dell'Aquila è una delle realizzazioni più grandiose e meglio conservate dell'architettura militare moderna sul suolo italiano. Le vicende costruttive e gli stessi caratteri architettonici dell'immane fortezza costituiscono un'esemplare testimonianza storica degli anni turbolenti delle horribili guerre d'Italia, un'epoca di profonde e drammatiche trasformazioni, nell'assetto politico della penisola come nell'arte della guerra e delle fortificazioni: mentre una parte consistente del territorio italiano cadeva sotto il diretto dominio della Spagna, gli equilibri politici e sociali interni ai vari stati mutavano profondamente e si riducevano drasticamente i tradizionali spazi di autonomia delle città; mutamenti altrettanto significativi si verificavano nel campo della tecnologia bellica, col largo ed efficace impiego delle artiglierie da fuoco a palla metallica, per fronteggiare le quali l'architettura militare era costretta al superamento definitivo della secolare tipologia medievale delle fortificazioni.
Il Castello costituiva uno dei principali capisaldi del grandioso piano di rafforzamento del Regno di NapoliVeduta castello intrapreso dal Viceré don Pedro de Toledo nel 1532. L'enorme spesa della costruzione fu pretestuosamente addebitata alla città, in espiazione della rivolta divampata il 31 dicembre 1528 e soffocata nel febbraio successivo dalle truppe di Filiberto d'Orange. Nel 1534 il Toledo conferì l'incarico della progettazione e della direzione dei lavori a Pirro Luis Escrivà, un capitano dell'esercito imperiale che, pur non avendo ancora avuto modo di realizzare alcuna opera veramente importante, aveva già fama di "grande architetto, et molto perito nelle fortificazioni"3. Nato da una famiglia nobile di Valencia attorno al 1490, istruito fin dall'infanzia sia nell'arte militare che nelle lettere, l'Escrivà era entrato giovanissimo nell'ordine cavalleresco di San Giovanni di Gerusalemme, che sosteneva la lotta contro l'espansionismo ottomano e annoverava "i più esperti costruttori di castelli della regione mediterranea"4. Nelle pagine dell'Apologia, un trattato in forma dialogica scritto nel 1538 per rispondere alle critiche di alcuni detrattori, riferendosi all'arte di costruire e difendere fortezze, l'Escrivà afferma: "cierto no ha menos de trenta anos que ando por el mundo errando tras esta facultad, si bien hà pocos que la uso"5. Nel suo lungo apprendistato di architetto militare ebbero certamente un'importanza particolare gli insegnamenti e gli esempi di Gabriele Tadino da Martinengo, suo confratello nell'ordine gerosolimitano, cui era dedicato l'Edificio militar, un trattato di architettura militare rimasto inedito ed oggi perduto, e quelli del duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere, a cui l'Escrivà dedica un'altra sua opera, il Veneris Tribunal, pubblicato a Venezia nel 1537. La sua esperienza di guerra, cominciata in Spagna durante la rivolta dei comuneros, si era arricchita nel corso del recente conflitto tra Carlo V e la Lega di Cognac: dall'Apologia si apprende, infatti, che nel 1528 egli aveva partecipato alla difesa di Napoli dall'assedio del Lautrec. L'incarico avuto dal viceré Toledo gli offriva l'opportunità irripetibile di mettere in pratica le sue conoscenze letterarie, filosofiche e geometrico-­matematiche non meno delle acquisizioni del suo lungo tirocinio di soldato e costruttore di castelli. Il lavoro di progettazione poteva svolgersi infatti in completa autonomia, senza il condizionamento di costruzioni preesistenti, da inglobare e riutilizzare nella nuova fortezza, né le caratteristiche del terreno erano tali da imporgli soluzioni obbligate.
Veduta castello La lunga evoluzione dal castello medioevale alla fortezza moderna era stata opera di architetti di fama, come Baccio Pontelli, Francesco di Giorgio Martini, i Sangallo, artefici al contempo di un eccezionale progresso tecnico e di una trasformazione dei canoni estetici senza precedenti. Inserendosi coscientemente nel solco di questa tradizione tutta italiana, l'Escrivà, spagnolo di nascita e soldato di professione, ma partecipe del clima culturale del Rinascimento, autentico "caballero humanista"6 , volle improntare la sua formidabile macchina da guerra a criteri di simmetria e di regolarità di proporzioni basati su leggi matematiche. All'epoca in cui fu edificato, il Castello spagnolo dell'Aquila costituiva il risultato più avanzato della nuova architettura militare. In esso, grazie ai sacrifici della città, che fu costretta ad accollarsi buona parte delle spese di costruzione, la moderna scienza delle fortificazioni e le concezioni estetiche del progettista furono realizzate nel modo più compiuto, con rara coerenza e razionalità. Le soluzioni tecniche adottate dall'Escrivà sono frutto della consapevole prefigurazione del potenziale bellico di un eventuale esercito invasore e di un'attenta valutazione di tutte le possibilità offerte dalla poliorcetica moderna: ad ogni minaccia di offesa tentò di contrapporre un efficace dispositivo di difesa. L'Escrivà diresse personalmente i lavori fino al dicembre 1535; tornato quindi a Napoli, ebbe l'opportunità di incontrarvi l'imperatore, venuto a visitare la città dopo la vittoria di Tunisi, e di discutere con lui sul colle di S. Martino, "la forma de la fortification que... en aquel lugar se convenià"7. Ottenuto il prestigioso incarico della ricostruzione del vecchio castello angioino di Sant'Elmo, che dall'alto del colle suddetto dominava la città, rinunciò a dirigere personalmente il cantiere dell'Aquila e tornò nella città solo per un breve periodo, alla fine dell'anno successivo. L'opera fu realizzata per la maggior parte nel corso di un ventennio, anche se soltanto nel 1567 la città veniva esonerata dal pesante tributo impostole per la costruzione. In quell'anno si concludeva la prima fase costruttiva, nel corso della quale era stata realizzata la parte strettamente militare della fortificazione, costituita dai quattro possenti bastioni a pianta pentagonale, dalle quattro robuste cortine, dal fossato e da un vallo terrapienato esterno. Rimase invece limitato alla sola ala di sud-est l'elegante porticato a doppio ordine originariamente previsto lungo tutto il perimetro del cortile interno.

Mauro Congeduti

1B. Cirillo, Annali della Città dell'Aquila con l'historie del suo tempo, Roma 1570, p. 128 r.
2lbidem, p. 129 r.
3Ibidem,. 134 r.
4A. Sànchez-Gijon, Pedro Luis Escriva, caballero Valenciano, constructor de Castillos, Valencia 1995, p. 36.
5P. L. Escrivà, Apologia, LVI.
6A. Sànchez-Gijon, op. cit., p.159.
7P. L. Escrivà, Apologia, XXXIII.

Bibliografia
- P. L. Escrivà, Apologia en excusacion y favor de las Fabricas del Reino de Napoles por el Comendator Scriba, publicado por el Colonel D. Eduardo Mariategui, Madrid 1878;
- U. Chierici, Il Castello dell'Aquila, in "Bollettino d'Arte del Ministero della Pubblica Istruzione", a. XXXVI (1951) pp. 225-239;
- M. Congeduti (a cura di), Il forte dell'Aquila, Soprintendenza per i B.A.A.A.S. per l'Abruzzo, Collana "Quaderni Didattici", n. 1, L'Aquila 1988;
- J. Eberhardt, Das Kastell von L'Aquila - Il Castello di L'Aquila, trad. di G. Mucciante, L,'Aquila 1994;
- C. J. Hernando Sanchez, Castilla y Napoles en el siglo XVI. El virrey Pedro de Toledo, Salamanca 1994;
- A. Sànchez-Gijon, Pedro Luis Escrivà, caballero Valenciano, constructor de Castillos, Valencia 1995;
- L. Lopez-L. Mazzucchetti, Il Museo Nazionale d'Abruzzo e il Castello Cinquecentesco dell'Aquila, L'Aquila 1998;
- A. Sànchez-Gijon-F. Cobos-J. De Castro Fernàndez, Luis Escriva su Apología y la fortificación imperial, Valencia 2000;
- C. Tropea, Il forte dell'Aquila in AA. VV., Guida alla visita dei Musei Statali d'Abruzzo, Soprintendenza per i B.A.A.A.S. dell'Abruzzo, Teramo 2000, pp. 17-25;
- AA. VV., Fortezze d'Europa. Forme, professioni e mestieri dell'architettura difensiva in Europa e nel Mediterraneo spagnolo, Atti del convegno (L'Aquila, 6-8 marzo 2002), in corso di stampa.