Sopracoperta sec.XIX

Sopracoperta di lino ricamata, seconda metà del secolo XIX

La sopracoperta è giunta al Museo Nazionale d’Abruzzo di L’Aquila nel 2005 per espresso desiderio dei proprietari di lasciare una viva testimonianza dell'arte e delle consuetudini di vita della Città nel XIX secolo.
E’ stata così recuperata un’opera di rara spettacolarità, di rilevante interesse etnoantropologico, di alta perfezione tecnica, nonché importante documentazione storico-artistica relativa al periodo di rilancio e di grande espansione delle arti applicate in genere ed in particolare del ricamo e del merletto, adombrati dall'avvento della meccanizzazione.
Il manufatto venne commissionato dai marchesi Domenico Vastarini e Fortunatantonia Cresi per il matrimonio del figlio Alfonso con Anna Pessina, avvenuto nel 1877. L'opera, come riferisce Anna Marinangeli Tomassi, erede della famiglia, venne realizzata da merlettaieSopracoperta di lino ricamata, seconda metà del secolo XIX di provata esperienza e di elevato intuito artistico presso gli educandati delle carceri napoletane, come era allora in uso. Anche a L'Aquila si realizzavano manufatti simili nel laboratorio, oggi scomparso e sito nella Via detta della Seta; diversi esemplari, gelosamente conservati da alcune famiglie e chiese ne testimoniano la produzione.
Il copriletto è formato da 170 riquadri e da un bordo festonato eseguiti a ricamo su tessuto di lino e su rete (modano) con motivi decorativi sempre diversi: scene mitologiche, incontri galanti, dignitari orientali, passeggiate in bicicletta, velieri, elementi fitomorfi e zoomorfi, motivi geometrici, stelle, croci greche, stemmi nobiliari e monogramma.
La varietà dei punti utilizzati (punto pieno, erba, lanciato, retini, rammendo, tela, spirito, rete a mezza mandolina ed altri), la perfezione della tecnica nella realizzazione dei dettagli e la molteplicità delle raffigurazioni così eleganti e raffinate hanno permessola realizzazione di un'opera d’arte di rara finezza, indicativa della moda e del costume aulico della seconda metà dell'Ottocento.
L'apparato iconografico, magnifica illustrazione dell'amore coniugale, è ispirato al classicismo, a motivi orientali ed esotici, alla natura , al sacro ed al profano ed è spesso desunto dai testi di disegni per ricami e merletti pubblicati tra il Cinquecento ed il Seicento e tornati in voga nell'Ottocento.
Il manufatto, acquistato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per le raccolte del Museo Nazionale d'Abruzzo, su espressa richiesta del Soprintendente Anna Imponente, pur sostanzialmente in buone condizioni, necessitava tuttavia di un intervento conservativo che ne garantisse una fruizione ottimale; questo è stato effettuato presso il laboratorio di Restauro e Ricerca Bartoli di Roma ed è consistito in un lavaggio per immersione in acqua demineralizzata e detergente neutro specifico. La scelta della fodera di colore chiaro, quale sostegno dell'insieme, è stata dettata dall'esigenza di una migliore lettura iconografica.

Maria Giuseppa Dipersia