Gaetano Paloscia

(Terlizzi di Bari 1871 - Pescara 1942)

Gaetano Paloscia si formò artisticamente a Napoli dove frequentò l’Accademia di Belle Arti entrando in stretti rapporti con Edoardo Dalbono ed altri artisti allievi di Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Ma determinante per la sua formazione fu il rapporto con Francesco Paolo Michetti che, maggiore di età di circa venti anni, ebbe su di lui un grande ascendente ed esercitò una particolare influenza nelle scelte del giovane artista aiutandolo ad orientarsi tra le mode imperanti.Siepe dannunziana, 1926
Paloscia aveva guardato subito con entusiasmo alla diffusione del Liberty e quindi, avendo mostrato da sempre una predilezione per certi aspetti della natura, fu indotto naturalmente ad approfondire lo studio dello stile floreale. Michetti fu vicino e prodigo di consigli al giovane amico che considerava pittore moderno ed estroso tanto che, intorno al 1905, gli propose di raggiungerlo a Francavilla al Mare per affidargli un’impresa artistica davvero importante, la decorazione del salone del circolo cittadino La Sirena, di nuova costruzione. A tale opera era stato ripetutamente sollecitato dai suoi concittadini lo stesso Michetti che però aveva rifiutato in quanto dedito ormai quasi esclusivamente alla fotografia, proponendo il suo giovane amico napoletano, pittore moderno e già affermatosi nel campo del floreale, certamente in grado di soddisfare le loro aspirazioni. Fu così che Gaetano Paloscia accettò la proposta di Michetti, lasciò Napoli e si trasferì a Francavilla dove sposò Vincenzina Tucci da cui ebbe una numerosa prole. Trascorse quindi a Pescara l’ultimo decennio della sua vita. 
Il suo talento artistico si produsse particolarmente nella decorazioni parietali a tempera che realizzò numerose in diverse ville in Puglia, Campania, Abruzzo, Lazio, Toscana; una ricca decorazione floreale con le Quattro Stagioni, realizzata su carta incollata alle pareti nel seicentesco Palazzo Tibaldi, nel comune di SS. Cosma e Damiano in provincia di Latina, è stata alcuni anni fa riscoperta e mostrata per la prima volta al pubblico. La sua attività presto varcò i confini dell’Italia cogliendo successi prestigiosi: nel 1931 gli fu commissionata dal re d’Albania la decorazione di una villetta a Scutari per la quale riscosse molti consensi da parte della stampa internazionale; fu inoltre frequentemente incaricato da enti pubblici di eseguire opere da donare a personaggi illustri ospiti del governo italiano, come il pannello offerto in omaggio all’allora Presidente del Brasile Pessoa in visita a Roma.
Fu anche prescelto, fra gli artisti italiani ritenuti più idonei nelle pitture murali, per decorare il salone dei delegati esteri nella sede del Ministero dell’Economia Nazionale con un’allegoria floreale delle regioni d’Italia.
A Pescara è rimasta una notevole testimonianza della sua arte nella villa di proprietà dell’architetto Anita Boccuccia sul lungomare della Pineta Dannunziana, riccamente decorata con vivacissime immagini di tralci di fiori, frutti, rondini in volo, rese in quel suo stile personalissimo capace di sottrarre alla realtà gli elementi naturalistici per ricomporli in una visione fantastica che si accende a tratti di un intenso cromatismo. Su una delle pareti, insieme alla firma, è segnata la data:1932. Due interessanti tele con cascate di fiori sono esposte inoltre in una sala del Liceo classico “Gabriele D’Annunzio” di Pescara.
Non restano tracce purtroppo della decorazione del circolo La Sirena di Francavilla, fatto saltare dalle truppe tedesche durante l’ultima guerra, e di quella del Circolo Aternino di Pescara né di quella della Scuola di sanità militare di Firenze, che presentava ben 574 specie di fiori medicinali, né di un fondale di scena realizzato per la prima rappresentazione mascagnana dell’Iris.
Sparsi tra diversi collezionisti privati e non solo in Italia sono vari esempi di dipinti a tempera con le cosiddette siepi dannunziane, denominazione data da critici e recensori alla numerosa serie, ispirata alla campagna abruzzese, di raffigurazioni di siepi di sambuco frammiste alla lupinella dai fiori rosso porpora di cui l’artista ha prodotto una vastissima gamma insieme alle distese di spighe di grano e papaveri.

Luisa De Tommaso

Opera acquisita:
- Siepe dannunziana, 1926, tempera su tela, dono Nara Cristofani e Simonetta Paloscia