Francesco Paolo Michetti

(Tocco da Casauria, 1851 - Francavilla al mare, 1929)

I morticelli, 1880

Quando Michetti realizza questo grande quadro, all’età di 29 anni, è un artista di successo alle soglie della maturità, già noto al pubblico ed alla critica per aver eseguito alcune importanti tele, quali La processione del Corpus Domini, del 1877, e La pesca di tondine, del 1878, oltre ad una nutrita serie di pastorelle e di soggetti di genere variamente ispirati ai riti ed al folklore della terra d’Abruzzo. Per il giovane artista è il momento di andare oltre il naturalismo palizziano, perfettamente assimilato unitamente alle conquiste luministiche della Scuola di Portici e all’aneddotica ad effetto del pittore spagnolo Mariano Fortuny, in vista della sperimentazione di una nuova ed eclatante poetica dell’immagine, supportata da tagli prospettici sempre più audaci e da una materia pittorica vibrante di luce. I morticelli, particolare il CorteoCronologicamente ascrivibile alle prime opere impegnative e di grande formato e caratterizzato da uno sviluppo narrativo che si svolge, con sorprendente anticipazione, come in uno schermo cinematografico, il dipinto raffigura il funerale in riva al mare di due neonati gemelli, triste evento cui l’autore deve aver realmente assistito, tradotto in immagini pittoriche di toccante suggestione. Presentato all’Esposizione Nazionale di Torino del 1880 con altri due dipinti, Impressioni sull’Adriatico ed il già ricordato La pesca delle telline, il quadro ottiene il favore della critica più avanzata per la novità del tema trattato e la freschezza dell’immagine. Grande comunicatore ed artista virtuoso, Michetti traduce tuttavia un evento doloroso in una processione composta e serena, giacché la morte non è vista come un avvenimento funesto, ma come l’anello di congiunzione di un intero ciclo vitale che rimanda alla natura; elementi cristiani e pagani si fondono dunque in una visione sostanzialmente pacata se non gioiosa della vita, in un’epoca in cui i decessi infantili, ancora piuttosto frequenti, erano associati all’ineluttabilità del destino, diventando spesso fonte d’ispirazione artistica. Il tema era pertanto particolarmente sentito e lo stesso Michetti fu assai vicino all’amico Edoardo Dalbono quando questi perse un figlio per difterite, allora assai diffusa. L’opera è citata in seguito, con vivo apprezzamento, da Gabriele D’Annunzio in un articolo nel Fanfulla della Domenica del 14 Gennaio 1883, dedicato peraltro alla presentazione de Il voto, il dipinto più discusso di Michetti, all’Esposizione Internazionale di Roma; il poeta, che trarrà spunto dal soggetto de I morticelli per descrivere un funerale sulla spiaggia nelle strofe del suo Canto Novo, ne ricorda “l’azzurro intenso di cielo e I morticelli, particolare I Musicantidi mare”, scorgendovi “la prima manifestazione potente del dolore”, dopo la celebrazione di una natura idilliaca e pastorale che contraddistingue la primafase della poetica michettiana. L’opera fu seguita nel 1884 da una replica autografa, Il morticino, oggi nella collezione Ricci-Oddi di Piacenza: quest’ultima si differenzia dalla prima versione per varianti minime, quali il soggetto (un unico neonato invece di due) e l’impiego di una cromia dai toni generalmente più spenti e fusi, dovuti al largo uso della tempera che, insieme con il pastello, diventa sempre più frequente (A. C. Tommasi, Francesco Paolo Michetti, in Leggere l’arte, a cura di S. Fugazza, Piacenza 2002). Della prima versione si perse quasi subito ogni traccia: dopo le esposizioni di Torino e Londra essa fu collocata sul mercato amatoriale, probabilmente da Goupil, il mercante di fiducia di Michetti. Negli anni ’30 il Sillani la cita nella sua monografia come appartenente ad una collezione americana (T. Sillani, Francesco Paolo Michetti, Roma 1932). Rientrata in Italia intorno agli anni ’50, fu acquisita prima dall’Istituto “Mendel” di Gemellologia di Roma, quindi da collezionisti privati, fino al suo ingresso nelle collezioni del Museo Nazionale d’Abruzzo, grazie ad una nuova politica di acquisizioni sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Mariella Gatta